Mille anni di spiritualità a Camaldoli
Speciale ritiro di meditazione yoga e preghiera cristiana
Una intensa esperienza spirituale insieme alla comunità Camaldolese
“Nella misura in cui tentiamo di unificare le nostre vite attorno al centro, tutti noi abbiamo qualcosa del monaco”
Raimon Panikkar
Nel suo libro Beata Semplicità – la sfida di scoprirsi monaco, Panikkar sostiene che quella del monaco è una dimensione che appartiene ad ogni essere umano, al di là delle sue scelte di vita. Per Panikkar, l’humanum è la realizzazione profonda e integrale di ciò che ciascuno è chiamato a essere, nella propria unicità. La dimensione contemplativa è ciò che può aiutarci a realizzare l’humanum, aprendoci al mistero e all’infinito nel quotidiano, nel più minuto e apparentemente insignificante frammento di realtà.
Beata semplicità… proprio alla semplicità siamo stati ricondotti durante i tre giorni di questo seminario intitolato “La conquista della pace“, che si è svolto presso l’antico monastero di Camaldoli: il tempo era scandito dalle funzioni cantate, momenti in cui la molteplicità delle voci lascia emergere un’unità più profonda, dove l’individuo si integra e si fonde in un’armonia che lo comprende e lo trascende.
Le pratiche yogiche sono state guidate sapientemente da Eros Selvanizza (presidente della Federazione Italiana Yoga) e da Antonietta Rozzi (presidente di Assoyoga Italia) che ci hanno fatto intuire come la via verso la pace passi attraverso il corpo fisico, nella consapevolezza durante la decontrazione muscolare e nella continuità della coscienza durante l’uscita dagli asana; attraverso il corpo pranico, nell’abitare con equanimità le pause tra inspiro ed espiro, tra espiro ed inspiro; attraverso la dimensione mentale e quella della conoscenza discriminante, disponendosi a sciogliersi nel mare come una bambola di sale.
Abbiamo avuto la fortuna di incontrare due volte Padre Alessandro, uomo dotato di un’ironia pungente ma piena di affetto, studioso appassionato della Bibbia. A partire dal Libro di Ester, ci ha guidati in una riflessione complessa, interrogando il rapporto tra il torto subito e la risposta che ne consegue. Come distinguere la ricerca della giustizia dalla spirale di violenza che può nascere dal desiderio di riparare un’offesa? E dove riconoscere l’azione di Dio, quando la sua presenza sembra sottrarsi allo sguardo? Dio si serve degli uomini, ma non li usa come proprie marionette.
Padre Alessandro ci ha esortati a non cercare le grandi emozioni, ma piuttosto a riconoscere e coltivare la profondità dei sentimenti; a non cercare i miracoli, ma a stare semplicemente in compagnia di Dio, che spesso si sente solo.
Il Concilio Vaticano II, con la dichiarazione Nostra aetate (1965), aprì una nuova stagione di dialogo tra la Chiesa cattolica e le altre religioni. I Camaldolesi furono tra i primi, in ambito monastico cristiano, a impegnarsi in questo confronto con diverse tradizioni spirituali. Una testimonianza significativa è Saccidananda Ashram, noto come Shantivanam, in India: fondato nel 1950 per favorire l’incontro tra monachesimo cristiano e spiritualità indiana, dal 1980 appartiene alla Congregazione camaldolese.
Questa apertura, questo interesse verso l’essenziale che non si sofferma sulle differenze, ma su ciò che accomuna i diversi cammini verso la pace, è ciò che abbiamo respirato in questi giorni.
Forse la pace è la conquista del centro di sé, perché possa riverberarsi anche nel mondo.
Francesca Zavattaro
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